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Istanbul.:Mevlana Jelaluddin Rumi | 1

Elif Shafak |Le quaranta porte

L’amore è l’essenza stessa e lo scopo della vita… Colpisce tutti, anche coloro che lo fuggono, perfino coloro che usano la parola “romantico” in segno di disapprovazione». Parola di Elif Shafak. La scrittrice turca, autrice dei bestseller La bastarda di Istanbul e Il palazzo delle pulci, torna per ragionare d’amore e di pace interiore.

Il nuovo libro si intitola Le quaranta porte e uscirà per la prima volta in Europa proprio in Italia il 18 novembre, edito da Rizzoli. Racconta del delicato sentimento che nasce tra una casalinga ebrea americana, che da tempo si è chiusa alla possibilità di provare amore, e uno scrittore musulmano che vive nella Vecchia Europa.

Filo conduttore, il pensiero di Mevlana Jelaluddin Rumi, il grande mistico dell’Islam, vissuto in Anatolia nel 1200.

I due protagonisti - per disgelare i loro sentimenti e tornare a vivere - dovranno apprendere le quaranta regole di Shams-i-Tabriz discepolo di Rumi. Il libro segna un punto di svolta nella vita professionale e personale di Elif Shafak, una sorta di romanzo della maturità e dell’armonia ritrovata. Alla vigilia del debutto italiano l’autrice parla con Io donna nella sua adorata Istanbul, dove vive con il marito e i due figli. Una chiacchierata a tutto campo sul nuovo lavoro, la sua doppia vita di madre e scrittrice, la società turca e su come vede il suo Paese nel lungo cammino verso l’Unione Europea.

Le quaranta porte in Turchia ha avuto un successo strepitoso (è da dieci mesi in testa alle classifiche, con oltre mezzo milione di copie vendute). Un primo bilancio?

«Avevo delle aspettative ma, sinceramente, il successo è andato oltre ogni mia previsione. La cosa più interessante è che è piaciuto a diversi livelli: persone degli ambienti ultra-laici, femministe, liberali, conservatori, religiosi. Adesso sono veramente emozionata per questo debutto italiano».

Che cosa possiamo trovare di Elif Shafak in questo libro?

«Diciamo che non è un lavoro autobiografico in senso stretto. Per me scrivere romanzi non significa necessariamente raccontare la mia storia alla gente».

Quando ha iniziato a scrivere Le quaranta porte?

«Penso di averlo avuto in mente per 16 anni, da quando mi sono avvicinata al pensiero Sufi. Ma aspettavo che arrivasse il momento giusto per scriverlo. Ho dovuto passare molte prove prima di iniziarlo. E adesso posso dire che non l’ho scritto con la mia mente ma con il cuore, dopo un lungo viaggio interiore».

Il tratto principale di questo romanzo è il forte legame con l’affascinante mondo dei Sufi, i mistici dell’Islam. Qual è il suo rapporto con questa dimensione così importante per la religione musulmana?

«Mi sono appassionata al pensiero Sufi durante i miei studi universitari. È stato molto strano perché l’interesse per la dottrina dei mistici dell’Islam è arrivata all’improvviso. Sono nata in una famiglia molto laica, senza connessioni con la sfera religiosa. Ero una studentessa femminista, di sinistra, agnostica e senza interesse per la religione. Però capivo che il soggetto mi intrigava. È come se mi avessero chiamata. Io credo che ci siano chiamate mistiche in questo mondo che non tutti sono in grado di udire».

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